Morire a casa, ancora possibile?

Oggigiorno in Svizzera solo il 20% dei pazienti oncologici muore a casa, gli altri in ospedale o in casa per anziani. Moltissime persone avrebbero il desiderio di poter rimanere a casa fino alla fine.

L’accompagnamento alla morte di un parente o di un vicino di casa nella nostra società non avviene più in modo naturale e spontaneo come succedeva nei secoli scorsi. Abbiamo perso o meglio dimenticato le nostre capacità. Molte persone vengono in contatto con la malattia e la morte solo nell’età adulta, casualmente, magari quando muore un parente anziano, con grande probabilità in un istituto. Accogliere un famigliare a casa può creare paura: paura di non poterlo aiutare e paura di “perdere” delle possibilità di cura che in ospedale ci sarebbero, anche quando non è così. Gli sviluppi della medicina moderna e i cambiamenti socio-demografici non favoriscono l’accompagnamento a domicilio: le possibilità terapeutiche sono progredite, la probabilità di sopravvivenza aumentate, di conseguenza si prolunga il periodo di dipendenza da altre persone e anche il processo del morire. Ma a casa tante volte manca proprio la presenza di persone in grado di aiutare; è sempre stata la donna ad occuparsi degli anziani e degli ammalati; oggigiorno la maggior parte delle donne lavora e molte persone vivono sole.

Tutti questi ostacoli sono troppo alti per essere superati? A volte certo! Non per tutti i pazienti la scelta idonea del luogo è il proprio domicilio. Altre volte invece è possibile: le famiglie che l’hanno fatto raccontano esperienze incoraggianti. La progettazione dell’ultimo periodo di vita a casa è più personalizzato e individuale rispetto a quello in un istituto, nonostante le cure amorevoli del personale in ospedale o in casa per anziani. I parenti sono molto più coinvolti, anzi, sono loro insieme al proprio caro a determinare il ritmo della giornata. Con un aiuto adeguato giornaliero da parte degli infermieri dei servizi di cure a domicilio e con il supporto e l’istruzione specifica da parte di un’équipe palliativa domiciliare, i parenti (re)imparano a stare vicini al paziente e ad aiutarlo il meglio possibile. Le visite mediche regolari, se necessario anche ogni giorno, insieme a un sistema di picchetto attivabile in qualunque momento creano un ambiente di sicurezza.

La consapevolezza di aver esaudito l’ultimo desiderio del parente dà conforto alle famiglie e aiuta a superare meglio la fase del lutto.